Milano fashion city

Con ieri si è conclusa la quarta edizione dell’atteso fashion week: una settimana di passerelle, tacchi alti, e tanti tanti soldi. Alla faccia della crisi, aggiungerei. E non a caso è proprio Milano, la capitale della moda, ad avere avuto l’onore di ospitare per una settimana le grandi firme che hanno reso famoso il Made in Italy.

Gucci, Armani, Prada e Roberto Cavalli, sono solo alcuni nomi dei grandi stilisti italiani che hanno allestito le loro passerelle nel cuore di Milano, fra il Castello Sforzesco, Palazzo Clerici e il Circolo Filologico. Ed è proprio qui che hanno presentato le nuove collezioni autunno-inverno,  inaugurando una moda che sa di gotico, di dandy ottocentesco. Una rivisitazione  in chiave moderna del passato, insomma. Una rivisitazione che ha attirato su di sè gli occhi di appassionati provenienti da tutto il mondo, dove i  Giapponesi e Cinesi non potevano che essere in prima linea.

Tra i sospiri di approvazione e di ammirazione per le modelle che vestono Prada, non sono mancate neppure le polemiche degli animalisti che denunciano la “moda di indossare pellicce” e le provocazioni delle attiviste ucraine, che hanno sfilato in topless, manifestando contro il “regime” di vita delle modelle. “Fashion is Fascism”, “Models don’t go to brothels” gridano davanti all’ingresso della sfilata di Versace, mostrando insistentemente cartelli e slogan contro l’anoressia. Provocazioni fondate che non lasciano indifferenti e che denunciano quel mondo  fatto non solo di tacchi a spillo e belle macchine.

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