Magnifica presenza

Il regista italo turco, Ferzan Özpetek, esordisce così quest’anno nelle sale italiane:  con “Magnifica Presenza”. Un film interessante di certo, ma non il migliore.  Un film complesso, che mescola insieme commedia e dramma, ma che sacrifica l’atmosfera drammatica tipica della sua produzione cinematografica precedente per dedicarsi a un film dal sapore di una “storia di fantasmi”.

Pietro, interpretato da Elio Germano, è un ventottenne originario di Catania arrivato a Roma per tentare la fortuna e inseguire un sogno: diventare attore. Dopo aver trovato l’occasione della vita, il protagonista decide di affittare una bellissima casa d’epoca nella capitale in via Monteverde Vecchio,dove finalmente può vivere da solo, o almeno così sembra. L’ entusiasmo per la nuova vita svanisce in fretta. Pietro comincia ad avvertire strane presenze nel suo appartamento: misteriosi coinquilini con abiti eleganti e retrò, pettinature d’altri tempi sembrano condividere il suo spazio vitale, turbando così il sonno del protagonista e la sua nuova dimensione esistenziale. Le presenze soprannaturali non sono frutto della sua immaginazione, ma sono in realtà  fantasmi di attori di teatro degli anni Quaranta, facenti parte della Compagnia Apollonio. Prigionieri del proprio passato si ritrovano intrappolati da anni in quell’appartamento della belle epoque “tra Realtà e Finzione”. Dapprima spaventato, Pietro pian piano prende confidenza con questi personaggi improbabili, tra provini brillanti e cornetti fragranti, imparerà a convivere coi ‘propri’ fantasmi.

Muovendosi  tra picchi emotivi e note comiche il regista realizza un film piacevole da vedere, divertente e drammatico allo stesso tempo, anche se dalla metà in poi perde il suo centro di gravità e si conclude con un finale quasi scontato, che lascia l’amaro in bocca; del resto il messaggio del regista non arriva forte e chiaro agli spettatori, anzi si perde tra i vestiti della belle epoque.

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