Diaz, per non dimenticare

Non sono passati certo cento anni dal G8, eppure sono in molti a non ricordarsi cosa è accaduto a Genova tra il 10 e il 22 luglio 2010: “La più grande sospensione di diritti umani”. L’Italia ha dimenticato, o meglio, ha voluto dimenticare la violenza inaudita di quei giorni, le grida di terrore e di paura dei manifestanti che impregnavano l’aria di quella bella città di mare, il sangue che ha macchiato le strade, le scuole e le mani dello Stato. A riportare alla luce e alla memoria nazionale quell’infelice momento storico è Vicari, nel suo film “Diaz”.  Un film riuscito nonostante la critica, il clima di censura e  nonostante il tema che pesa sulla coscienza comune di un’Italia che preferisce dimenticare. Vicari, invece, non vuole lasciare niente al caso, non per altro “Don’t clean up this blood” è il manifesto del suo film. Il messaggio arriva allo spettatore forte e chiaro: per non lavarsi le mani di quel sangue di cui il potere italiano si è macchiato, perchè Genova non si ripeta.

“Quando sono uscito dal cinema dove ho visto “Diaz” ci ho messo una mezzoretta per riprendermi”scrive Pietro Valesio sul Fatto Quotidiano. Sentimento comune direi. Sapere quello che è successo e vederlo messo in scena in tutta la sua durezza non può lasciare certo inidfferenti, soprattutto sapendo che Il film è stato scritto sulla base di sentenze giudiziarie, testimonianze e interviste. Un film crudo che documenta la violenza della polizia contro i manifestanti presso la scuola Diaz (da qui il nome) e il Bolzaneto, un film che tutti dovrebbero vedere, per non dimenticare.

Annunci