Diari di una viaggiatrice

Di solito mi piace pensare che lasciare un posto per un altro significa lasciare il certo per l’incerto. Quando si decide di partire, del resto, si sa quel che si lascia, ma non quel che si trova. Ecco. questo è una delle abitudini più strane e contorte di noi viaggiatori ed è quello che sento ogni volta che esco di casa con la valigia in mano.

Lasciare il certo per l’incerto significia abbandonare una città quando ti sei appena innamorato di lei, delle sue strade, della gente, del suo profumo per mettersi alla ricerca di qualcosa d’altro in un posto nuovo, semplicemente diverso, senza sapere se questo famoso “nuovo” sia meglio di quello che abbiamo appena lasciato alle spalle.  E’ come lasciare un fidanzato di cui sei ancora innamorata perchè credi che non sia più quello giusto. Così cominci a cercare ancora con più ostinazione di prima e con più pretese.

Difficile da credere, ma è così per noi viaggiatori ed è così anche per me. Eppure non mi stanco mai di innamorarmi  di volta in volta, di perdermi tra le bellezze di ogni città, tra gli edifici antichi, tra popoli di etnie diverse o tra sfumature del tramonto che vanno dal viola all’arancio. Non mi stanco mai di assaporare il gusto di ogni posto, di innamorarmi del suo profumo e di perdermi tra i suoi vicoli, finchè non mi ritrovo poi con la valigia in mano per lasciarla, quella città, che mi ha accompagnato per un pezzo di vita, per cercarne un’altra.

Tutto il pathos e tutta l’ironia del lasciarsi la giovinezza alle spalle è implicito in ogni momento di felicità di un viaggio; ci si rende conto che non si possono riavere le prime gioie, e il viaggiatore, quello saggio, impara a non cercare di ripetere i successi ma a trovarne altri in nuovi luoghi. Paul Fussell

Annunci