Sognando l’Africa

Tutto il pathos e tutta l’ironia del lasciarsi la giovinezza alle spalle è implicito in ogni momento di felicità di un viaggio; ci si rende conto che non si possono riavere le prime gioie, e il viaggiatore, quello saggio, impara a non cercare di ripetere i successi ma a trovarne altri in nuovi luoghi. Paul Fussell

Ad un’amica…

A dieci anni ho avuto la fortuna di vivere in Kenya per un paio di mesi. Da allora non l’ho più dimenticata, l’Africa. Sono passati quindici lunghi anni e non ho mai smesso un giorno di chiudere gli occhi e immaginare quel tramonto o quelle distese infinite di terra rossa che mi hanno conquistata. Mal’d’Africa dicono, quella sensazione di voler tornare a tutti i costi, anche se a volte trovo difficile scindere la realtà  dalle fantasie di una ragazzina di dieci anni. Mi ricordo il viaggio in jeep da Nairobi a Mombasa, mi ricordo la strada sterrata, la terra rossa sotto di noi e il suo profumo penetrante. Mi ricordo bambini della mia età avvicinarsi titubanti alla jeep con sorrisi amari stampati in viso e con le mani tese verso la portiera della macchina. Aspettavano in silenzio. Dieci anni io, dieci anni loro. Non riuscivo a capacitarmi del perchè mia sorella con una bambola in mano e loro scalzi che mi guardavano con grandi occhi neri, supplicanti. Attraverso gli occhi scuri di bambina, quale ero, li osservavo, osservavo i contrasti di una città fatta di colori estivi, di frutti esotici e di una povertà straziante intrisa di profumo di mare e di un calore avvolgente. Avevo chiuso gli occhi, stretto le meningi promettendo a me stessa che non avrei dimenticato.

Ad oggi non ho dimenticato. Ho capito che spesso la nostra fortuna non dipende da noi, ma è legata ai luoghi e ai tempi. Sta nel nascere in un posto piuttosto che un altro, sta nella possibilità di scegliere, e scegliere, purtroppo non è dato a tutti. Per questo non ho voluto dimenticare, anzi voglio ringraziare chi ha scelto per loro e che ha avuto il coraggio di tendergli la mano.

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