To Germany, with love: storia di un’espatriata

Gli italiani non immaginano neanche lontanamente quello che si perdono trascurando la Germania nelle loro rotte turistiche

Antonella Romeo, La deutsche vita

Avevo vent’anni quando ho lasciato casa mia per Colonia. La consideravo una sorta di sfida con me stessa, con un paese dalla cultura così diversa da quella mediterranea, la mia. Una cultura nordica, fredda in tutti i sensi e di una rigidità, sconosciuta al modello politico italiano. Mi sembrava, così, una terra da prendere come esempio per noi indisciplinati, in tutti i sensi. Come quando da bambini si ammira qualcuno e ci si ripromette che nel crescere saremmo diventati uguali a lui. Allo stesso modo ammiravo la Germania, anche se ammetto che avevo dei sassolini da togliermi dalle scarpe. Ero partita con l’idea di togliermeli quei sassolini ed ero sicura che là avrei trovato le  risposte alle mie domande. Niente a che vedere con l’esistenza di Dio o con il senso della vita, certo, ma sono tornata con più dubbi di prima.

Scesa dall’aereo con la valigia da una parte e un libro dall’altra, mi guardavo intorno per via di un accento familiare che mi ronzava nelle orecchie: italiani, anche qui. Incredibile, appena atterrata all’areoporto Koeln-Bonn anzichè vedere currywurst, sentivo le voci de miei connazionali, con un marcato accento del Sud. Probabilmente questo è una dei ricordi più vividi della mia permanenza in Westfalia, accompagnato da immagini di innumerevoli pizzerie, gelaterie e imprese edilizie italiane disseminate per le grandi città di quella regione. “Pizzeria Napoli”, “Gelateria Milano”, potrei citare infiniti nomi di attività gastronomiche, che rimandano alla nostra cultura culinaria. E’ vero, lo sanno tutti che il gelato come gli italiani, non lo sa fare nessuno, ma una monopolio così, in una città estera, non l’avevo mai visto.

Da giovane studentessa, quale ero, credevo che gli italiani come me e come loro, avessero cercato fortuna al di fuori delle mura di casa propria, in un paese più ricco per natura e per indole. E dunque mi innamorai. Mi innamorai a vent’anni di quella schiettezza tedesca, dell’ ordine, del loro amore per la natura e per le regole, anche se non riuscivo a capacitarmi di quanti italiani espatriati potessero vivere in un paese come quello, dedicandosi pressochè alle stesse attività e adattandosi a una cultura e a un modus vivendi così diverso. Non riesco neppure a capacitarmi perchè  se da un lato Koeln e provincia sono letteralmente “colonizzate” da italiani, dall’altro lato, la restante parte di popolazione voglia trascorrere le sue vacanze lontano dal confine tedesco. Difficile delineare con precisione quali siano le motivazioni che spingano i viaggiatori ad espatriare proprio lì e ad innamorarvisi, o quali siano le ragioni per cui i turisti evitino la Germania come meta di vacanza.

Nonostante non viva più in Germania da ottobre, non posso altro che dire di amarla ancora. di amare il suo profumo, le sue biciclette o le nuvole cariche di pioggia, Non riesco, invece, a fare a meno di fare smorfie a chi mi dice che in Germania non ci vivrebbe mai perchè è evidente che non ci è mai stato, è evidente che non sa cosa si perde. E’ anche vero, però, che la Germania, come ogni altro Paese del mondo ha i suoi pro e contro e che non è oro tutto ciò che luccica. Spesso i miti sono miti perchè noi li rendiamo tali:  proiettiamo in loro qualità che vorremmo avere noi ed è per questo che a volte un posto viene idealizzato più di un altro. Ma ammetto che come la Germania non c’è davvero nessun altro posto.

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