Una Berlino a metà

“Il giorno della caduta del Muro fu il giorno della felicità, ma anche il giorno della vergogna. Ma i giovani cancelleranno le ferite del muro”.

– Helmuth Kohl-

E’ passato un anno, ma Berlino me la ricordo ancora per filo e per segno. Riesco ancora a immaginarla lì,  trionfante e infinitamente bella. Mi ricordo la porta di Brandeburgo illuminata dalla luce delle stelle in una notte d’estate, il centro popolato da personaggi originali con acconciature strane e ovviamente il muro. Lo stesso muro del 1961 che correva per tutta Berlino, che ha diviso centinaia di famiglie per quasi trent’anni, ha straziato cuori e si è macchiato le mani di sangue. Beh quel muro è ancora lì, anche se non si vede. E’ strano a dirsi, ma e’ come se ti facesse sentire parte della sua storia, è come se si potesse toccare e respirare a pieni polmoni quell’aria di vent’anni fa.

A volte ci penso ancora a quel muro, penso che non sia stato abbattuto del tutto, non a livello mentale, per lo meno. Est e Ovest, per quanto si dica, non sono ancora una cosa sola, ma sono separate da una sottile barriera invisibile. Gli edifici, le persone e le attività a cui queste si dedicano  non sono le stesse, ma risentono dell’influenza della loro storia e del loro passato. Da un lato la città abbaglia per il suo splendore, con ampie strade e donne d’affari che si specchiano nelle vetrine di negozi di lusso, dall’altro lato si contano le case abbandonate, dai vetri rotti, le strade popolate da bottiglie, vetri e da senzatetto. Gli anziani dell’Est non parlano inglese, ma russo perchè sono cresciuti con loro, con l’Unione Sovietica e i loro insegnamenti rossi e viceversa. E’ questa l’eredità di una Berlino spaccata in due.  Ma, mi ha stupito anche per questo.

Anche se le ferite faticano a rimarginarsi, Berlino è una città che non smette di cercare di riscattare il suo passato.Ed ecco che diventa una città multiculturale, aperta ai turisti, ai viaggiatori, agli emigranti. I turchi hanno trovato qui la loro “exclave” felice, così come gli omosessuali si sentono liberi di vivere la loro sessualità senza pregiudizi. Kebabbari, mercatini arabeggianti e chioschi orientali ormai sono parte integrante del tessuto economico-sociale della città.Ed è per questo che la amo.

E’ mille cose allo stesso tempo. Viva, piena di colori e di profumi, multiculturale, esotica  ma tradizionale e soprattutto sempre meno spaccata a metà da quel filo che l’ha divisa per anni.

 

Annunci