Il giallo, l’oro e il grigio

Sabato 30 giugno era arrivato così, senza preavviso. Con la pesante valigia viola in mano e la cartina della Spagna dall’altra, chiudevo distrattamente la porta del mio appartamento al primo piano. Era una giornata strana: il calore estivo si era dissolto tra le nuvole lasciando spazio a un’aria  pesante, carica di pioggia. Con il naso appoggiato ai vetri del portone di ingresso guardavo fuori, identificandomi inevitabilmente in quel cielo grigio che sapeva più di autunno che di estate.

Era arrivato il tempo di lasciarsi alle spalle Salamanca, la città dorata, e le sue dolci colline ingiallite dal sole e dal grano. Ormai giugno era finito e io dovevo intraprendere il mio ultimo viaggio, il più difficile, quello verso la normalità. Fissavo il numero tre sopra il campanello e immersa nei miei pensieri continuavo a girare contro voglia la chiave nella toppa, cercando di trovare ogni scusa per ritardare la mia partenza. E’ strana la mente umana, pensai. Non riuscivo a concentrarmi su nient’altro se non sul rumore sordo della chiave e sul pensiero di quella primavera che si stava spegnendo  tra i miei ricordi. Più il tempo passava e più cresceva la mia insofferenza di quel momento; era come  rinchiudere i colori di quella rigogliosa primavera spagnola insieme al mio buon umore, dietro le mura del mio appartamento al primo piano. Una volta che il tintinnio metallico della chiave si spense, non avevo più scuse per  prolungare la mia presenza nell’atrio dell’edificio.

Mi diressi di istinto alla macchina con il cuore in gola, senza voltarmi neanche una volta. Sapevo che se l’avessi fatto non avrei più trovato il coraggio di partire. Gettai dunque la valigia nel bagagliaio della mia Panda viola fiammante e socchiudendo gli occhi, pensai “Bene, è arrivato il momento”.  Salii il più velocemente possibile dalla parte del conducente, chiusi di scatto la portiera della mia macchina anche se sapevo che insieme a lei si sarebbe chiuso quel capitolo della mia vita che mi aveva fatto diventare la persona che sono ora. Mi resi conto che con quel gesto quel capitolo lo stavo abbandonando proprio lì, per le strade di Salamanca.

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