L’Italia di Romeo e Giulietta

Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza e leggo un libro.

-Groucho Marx-

Lo sanno tutti: Romeo e Giulietta sono italiani doc, così come quel famoso balcone e quell’alba che hanno fatto sognare giovani coppie e lettori di tutto il mondo. Grazie a loro e al drammaturgo inglese che li ha pensati, Verona diventa l’emblema della cultura italiana dentro e fuori i confini nazionali.

Ma che ne sarebbe stato di Montecchi e Capuleti se Shakespeare non avesse pubblicato il suo libro o se questa storia d’amore non fosse giunta anche sulle sponde italiane? Il  balcone non sarebbe mai esistito, gli italiani non si sarebbero commossi difronte alla tragica storia dei due adolescenti e Verona avrebbe perso parte della sua attrattiva. Ecco perché Shakespeare ci ha arricchito con il suo dramma e perché la cultura ci rende più ricchi. Verona, così come tutte le altre città italiane che ospitano bellezze artistiche, si nutrono di cultura e acquisiscono una maggiore capacità di attrattiva agli occhi del turista “affamato” e perché no, si arricchiscono anche economicamente, che con la crisi non fa mai male.

Ma la ricchezza più grande è quella del lettore che coltiva nel suo io e che accresce attraverso la musica, la letteratura e l’arte. Strumenti necessari per cogliere meglio le sfumature del mondo e acquisire una maggiore consapevolezza della realtà che ci circonda, una realtà multietnica dove la reciproca conoscenza diventa indispensabile.

Probabilmente se Montecchi e Capuleti avessero letto di più e avessero superato quelle divergenze date dalla non conoscenza a quest’ora la loro storia sarebbe ricordata per un happy ending. Ed ecco che anche qui Romeo e Giulietta ci insegnano come la cultura debba essere prese a due mani affinchè tutti possano crescere e possano imparare a non ripetere gli stessi errori.

Tutelare la cultura e diffonderla diventa il compito di ciascuno di noi, dovrebbe diventare la priorità dell’uomo bianco, giallo o nero di voler leggere, ascoltare, e guardare l’altro perché la cultura è proprio questo: è imparare a conoscersi e a crescere insieme.

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