Una finestra su Sarajevo

“E così, tra il cielo il fiume e le montagne, una generazione dopo l’altra imparava a non compiangere troppo ciò che la torbida acqua si portava via; ché la vita è un miracolo impenetrabile perché si fa e disfà incessantemente, eppure dura e sta salda, come il Ponte sulla Drina”

Sarajevo ti lascia un vuoto dentro. Ogni mattone, ogni edificio sacro, ogni casa ha una storia da raccontare e così anche i suoi colori che tanto hanno da insegnare a noi viandanti. Il bianco austroungarico, il blu e il verde degli ottomani, ma c’è anche il rosso, rosso sangue.

Le storie che si raccontano qui a Sarajevo gli europei le ascoltano solo per metà: forse perchè sono dure intricate e intrise di sangue. Raccontano di guerre, di religioni e di odio tra fratelli uguali ma diversi perchè è la fede e l’etnia che li separa. Sono storie lontane, impossibili e invece sono tutte vere e così vicine che si possono addirittura toccare con mano.

A Sarajevo le belle strade lastricate sono rammendate come ferite aperte, nel Markale ancora rimbomba il suono delle granate, mentre i grattacieli sono ancora macchiati dal sangue vivo dei bosniaci che, come in ogni guerra, non avevano nessuna colpa. A Sarajevo dovrebbero andarci tutti, per imparare dai propri errori.

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Accademia delle arti

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Sebilj – piazza dei piccioni, Sarajevo

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Bascarsija, Sarajevo

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